“Tell him
Tell him that the sun and moon
Rise in his eyes
Reach out to him
And whisper
Tender words so soft and sweet
Hold him close to feel his heart beat
Love will be the gift you give yourself”
Tell Him - C.Dion feat. B.Streisand
Suono l’ultima nota, sospiro profondamente e tolgo le mani dalla tastiera.
E poi sento quell’irritante ciarlare, di nuovo.
«Professor Schuester, ritengo che a interpretare il pezzo in questo modo… beh, ne perda parecchio.»
«Rachel, Mercedes e Tina stanno facendo un ottimo lavoro.»
«Ma se solo mi lasciasse prov… »
«Rachel, vorrei dare a tutti una possibilità e le ragazze se la sono meritata.»
Sbuffa.
Oh sì, non la sto guardando, ma sono sicuro che abbia sbuffato e incrociato le braccia al petto risentita per quello che crede essere un crimine all’umanità – o, più semplicemente, all’innegabile, strabiliante e fantastico talento artistico che lei possiede.
In realtà, non mi sento del tutto in grado di darle torto.
Rachel Berry è brava. Cazzo se è brava.
Però ha un carattere di merda, diciamocelo. Se non fossi così impegnato a suonare la prenderei a sprangate sui denti. Non si direbbe a vedermi, mentre suono, ma anche in me risiede un’anima violenta. E lei non è brava solo a cantare alla mia anima, ma pure a risvegliarne il lato violento.
C’è da dire, a sua difesa, che probabilmente pure io sarei così irritabile se a. fossi vergine (ma cielo, potrebbe pure darsi al fai da te!), b. il ragazzo che mi piace fosse incastrato in una relazione perché la sua ragazza è incinta e c., come ciliegina sulla torta, avessi sempre fra sia l’uno che l’altro. È un vero peccato che Puckerman non abbia sbrogliato il punto a., perché gli altri due sarebbero venuti a mancare e lei sarebbe meno irritabile… forse.
«Professor Shuester?»
«Rachel, vedrò che posso fare.»
Pover'uomo! E ringrazi che almeno le è passata la cotta. Ho temuto seriamente per il mio pianoforte la volta che hanno cantato assieme la ballata: ero quasi certo che lei sarebbe stata capace di saltargli addosso lì, davanti a tutti, sul mio pianoforte.
Raccolgo i miei spartiti, mente gli studenti iniziano ad uscire dalla sala.
Quando ho accettato questo lavoro, non avrei mai creduto sarebbe stato così difficile avere a che fare giornalmente con dei ragazzini.
«Professor Shuester, posso parlarle?»
Ecco qua, un altro povero disgraziato.
Finn Hudson mi fa una gran pena, per una serie di motivi che se li dovessi elencare, non finirei prima di domani. L’unica cosa che posso dire è che se la batte quasi alla pari con Goku in fatto di stupidità – quello di Dragon Ball, per capirci – e non mi stupirei se Quinn, la sua deliziosa ragazza, gli avesse detto che il bimbo che aspetta è stato portato dalla cicogna. Perché quel povero ragazzo, secondo me, non ha manco avuto modo di consumare. Il suo carissimo migliore amico invece l’ha fatto, la pancia prosperosa di Quinn ne è l’evidenza.
Chissà, forse un giorno anche Finn riuscirà a vedere la realtà. Forse quando la sua ragazza partorirà una bambina con la cresta, forse.
Mi alzo, saluto con un cenno del capo Will e mi appresto ad uscire.
Lascio la porta aperta aiutando Artie ad uscire e osservo Kurt che se ne sta accanto agli armadietti, facendo finta di nulla, sistemandosi la sciarpetta. Magari ai più può sembrare lì per caso, ma in realtà sta ad aspettare qualcuno.
Povero ragazzo, non gli basterebbe tutta una vita se continuasse ad aspettare. Fra tutti quelli che ci sono in questa scuola, si è innamorato proprio di quello che ha bisogno dei sottotitoli per capire ciò che Kurt prova per lui… e anche in quel caso nutro seri dubbi che possa capire.
Gli sorrido e passo oltre, osservando Emma che si avvia verso la sala prove veloce e attenta, incapace di far pace con il suo cuore, mettendo una pietra sopra a Will… cosa che il suo fidanzato, Ken, farebbe non solo metaforicamente.
Sto quasi per uscire dalla scuola quando la vedo. Bella, maestosa, elegante. Questa sì che è una donna. Probabilmente è lei il motivo se non mi sono ancora licenziato da questo lavoro da pazzi. Avanza verso di me – cioè, non realmente intenzionata a venire verso di me, però io sono solo lì in mezzo – e io mi blocco, osservando quella soave visione.
Sue Sylvester, una vera dea.
Mi lancia uno sguardo, fra il disgustato e il seccato.
«Pianista, hai finito con le tue canzonette per oggi? O il Glee Club ha intenzione di opprimerci ulteriormente con la sua musica?»
«No, no. Finito.»
«Ottimo.»
Torno per la mia strada e io resto lì impalato sul posto per un buon minuto, mentre gli studenti mi passano attorno affaccendati nelle loro cose. Poi mi ridesto ed esco da scuola.
Probabilmente ormai sono fin troppo rovinato. Neppure l’aria fresca all’esterno riesce a riportarmi al lume della ragione. Forse sono diventato un po’ come Rachel, Finn, e ognuno di quei folli per cui suono ogni giorno.
Alla fin fine non importa, pure io ho le mie stranezze. E andrò a casa con questa consapevolezza, poiché non sono ancora pronto ad affermare che Sue Sylvester non sia una dea.
-Fine-
Note finali dell'autrice
Sono così fusa che stavo dimenticando le note finali XDDD Che dire, questa breve fanfiction senza pretese è stata scritta mentre fanghirlavo assieme a Tina e Gra sulle puntate di Glee... e così saltò fuori "chissà cosa pensa il pianista in tutto ciò". La coppia Sue/Pianista, che da oggi shipperò, è nata così, dal nulla, senza un senso preciso XDDD Perché, deve avere un senso tutto quel che scrivo? Soprattutto se stiamo parlando di Glee? XDD Spero possa strappare almeno un sorriso!
Shadriene